Re Sapone

1993-1995

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Re Sapone anticipa l’attuale critica all’insidia del sistema produttivo globalizzato che sta pericolosamente annullando le diverse identità culturali, prendendo come esempio il film d’animazione che ne fu una delle prime icone. Consiste in una piccola e graziosa scultura in sapone che ritrae il Re Leone del celebre cartoon della Disney posta sul coperchio di un cofanetto di forma barocca al cui interno sono conservati dei cubetti di liquirizia non più commestibili per il contatto col sapone. Il re animale marca il suo territorio con la liquirizia che si attorciglia su un alberello da cui risale diventando la coda del leone. Il suo territorio è lui stesso, un circolo vizioso. Il profumo dolce del sapone e quello zuccherato della liquirizia, uniti, creano una forte essenza nauseante e in-sopportabile per i visitatori.
Re Sapone predates the current criticism to the perils of a globalized production system that is dangerously cancelling different cultural identities. The artist takes the animated film, that was one of the first icons of that phenomenon, as example. A nice little soap sculpture of Disney’s Lion King stands on the lid of a box sculpted in baroque style, full of liquorice cubes no longer eatable because of their contact with the soap. The animal king marks his territory materialized by the liquorice that twists itself around a little tree before moving up to become his tail. His territory is himself, in fact, a vicious cycle.The sweet smell of the soap and the sugary scent of the liquorice combined together, create a nauseating essence that the visitor can’t bear.

Bianche Pinne e Bianca Tavola da Onda (Rondinella)

1996-1997

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I primi lavori di Marco Papa sono una serie di sculture da miniature a grande formato che si caratterizzano per l’estrema accuratezza del segno, sorprendente manualità e per l’originalità del materiale utilizzato, il sapone. Rappresentano un ossimoro, degli oggetti contraddittori in quanto per loro natura costruiti per vivere con l’acqua.
Marco Papa’s early works are a series of sculptures, ranging from miniatures to large format. They are characterized by extreme accuracy and by the originality in the choice of material used: soap. They represent an oxymoron, they’re contradictory objects because, by their nature, they’re built to live with water.

Hanno sempre giocato contro di me... ...Ma ho sempre vinto

1999

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L’artista descrive in un autoritratto il proprio stato esistenziale, le sue sensazioni, gli stati d’animo ed il suo grottesco isolamento. Un tavolino a misura di bambino in formica bianca ricoperto da tratteggi in grafite che ricoprono anche un parallelepipedo su cui è appoggiata una spada da samurai interamente scolpita nella grafite.
In a self portrait the artist describes his existential state, his feelings, his state of mind, his grotesque loneliness. Graphite hatchings covered a white formica child-sized table and a pedestal, where a samurai sword completely sculpted in graphite is placed.

Così Com’Ero, Madre

1999

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Al 1999 risale l’opera Così Come Ero, Madre: sculture che l’artista realizza servendosi di materiali recuperati attraverso processi di decostruzione di vari oggetti ed indumenti appartenuti negli anni ’70 alla madre, conseguendo il fine utopico di restituire l’identità originaria ai materiali dei quali la produzione industriale si impossessa.Gli oggetti sono ricomposti nelle loro forme originali: una pelliccia è ritornata, con l’aggiunta di colla animale, ad avere la forma di una famiglia di marmotte, un vestito, con l’aggiunta di quella vegetale, è ritornato ad avere la forma delle piante di lino, uno specchio quella delle rocce e il profumo le sembianze dell’urina delle marmotte.
In 1999, the work Così Come Ero, Madre: the artist makes his sculptures using materials salvaged by the deconstruction of a number of objects and clothes owned by his mother during the seventies, obtaining the utopic goal of giving back their original identity to those materials taken over by industry.The objects are shattered and recomposed into their original forms: a fur piece – reconstructed using animal glue – returns to its form as a marmot family, a linen dress returns in the form of the flax plant, a mirror to rock and perfume to the marmots urine.

Orfanotrofio Franz

2000

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Nel 2000 per un breve periodo Papa frequenta a Vienna lo studio Franz West, avendo così modo di osservare da vicino tutti i modi e i metodi che presiedono la produzione delle opere del famoso artista austriaco. Poco tempo dopo Papa è invitato da West ad una mostra curata da lui a Zurigo. Per quella occasione l’artista realizza Orfanotrofio Franz, lavoro composto da una doppia istallazione, Orfa-notrofio Positivo e Orfanotrofio Negativo, che riprodu-ce il dormitorio di un orfanotrofio, con alcuni lettini e due grosse clave.
For a short time in 2000 Papa frequented Franz West’s studio in Vienna.
Here the artist had the opportunity to observe closely all the handcrafted and industrial techniques used for the production of works by the famous Austrian artist. Shortly afterwards, Franz West invited Marco Papa to an exhibition organized by West in Zurich.
For this event Papa realized a double installation, Orfanotrofio Positivo and Orfanotrofio Negativo, that reproduce the dormitory of an orphanage, with some cribs and two big clubs

Look at the Side You Don’t Know

1999-2003

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L’istallazione di Marco Papa si apre come un confine all’interno di Final Cuts, collettiva presso la Union Gallery di Londra con Katharina Grosse, Bernhard Martin e Roberta Silva. L’auto incastonata nel muro e a metà del percorso espositivo doveva essere superata per raggiungere la seconda parte della mostra. Il visitatore è invitato e allo stesso tempo sfidato ad attraversare questo confine, pro-curandosi inevitabilmente macchie di colore come traccia del proprio passaggio. In questo modo, coloro che accettano si prestano a diventare attori e opera di una messa in scena, diventando parte integrante della mostra.
Marco Papa’s installation opens with a border, inside Final Cuts, a collective in the Union Gallery of London with Katharina Grosse, Bernhard Martin and Roberta Silva. The car, mounted inside the wall, is halfway through the gallery, and must be crossed to reach the second part of the exhibition. The visitor is invited and challenged to cross this border, inevitably getting color spots as a trace of his passage. In this way, those who accept to cross the border become an integral part of the exhibition.

Trilogia Video

Our Black Moment, 2000 | The Keeper, 2002 | Auto Sacrifice, 2004

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Our Black Moment, The Keeper e Auto Sacrifice costi-tuiscono una trilogia di progetti composti da disegni, sculture, istallazioni e video, opere realizzate in tempi e luoghi diversi durante mostre e rassegne internazionali. L’artista opera una riflessione sui meccanismi che presiedono la formazione del linguaggio pubblicitario. L’enigmaticità è un aspetto saliente di questi lavori che attingono a questo peculiare linguaggio per trasmettere invece messaggi di contenuto esistenziale.
Nel video Our Black Moment il modello Michael Walton scelto perché il suo tatuaggio richiama una delle prime sculture in sapone dell’artista (Alla Venere, 1993) — deve sostenere numerose borse molto pesanti piene e completamente ricoperte di grafite.
Il suo sforzo nel sorreggerle avviene in uno spazio a lim-bo e in assenza di pubblico, riproducendo una classica costruzione scenica dei set fotografici di moda. L’artista analizza lo stile della società contemporanea e la stretta relazione tra il mondo dell’arte e quello della moda rap-presentato in questo caso da Prada, che fornisce abiti e accessori di Michael Walton.
In The Keeper l’artista, tolto l’arredamento di un ambiente del Palazzo dell’Arengario di Milano, procede a disegnarne una proiezione sulle pareti e sul pavimento, seguendo le regole della più ferrea prospettiva e portando a termine l’illusione ottica.
L’azione che compie il custode del luogo in cui si svolge la ripresa, Gino Trovieri, è quella di custodire quello che non c’è. La realtà è stata sostituita da un suo surrogato e al pubblico non resta che verificare l’inadeguatezza dei punti di riferimento.
Auto Sacrifice è il terzo video dell’artista che conclude la trilogia in cui, avvalendosi costantemente di un’estetica da spot pubblicitario, indaga uno dei più classici binomi consumistici, donna-automobile, grazie alla modella Luise Rode. Con l’atto performativo Auto Sacrifice Event, realizzato a Seoul nel 2005, riflette sullo spazio espositivo come luogo di richiamo e sul valore e l’identità del corpo e della sua nudità nella società contemporanea.
In the video Our Black Moment the model Michael Walton - chosen because of his tattoo which recalls one of the first early soap sculptures by the artist (Alla Venere, 1993) - has to carry many heavy bags, full of and completely covered in graphite.
His effort to hold them is done in a “limbo space”, in the absence of any audience, set in a standard backdrop for fashion photography. The artist analizes the style of contemporary society and the tight relationship between art and the fashion world - in this case, represented by Prada, who provided Michael Walton’s accessories and clothes. In the video The Keeper, the artist, removed the furnishings of a hall from the Palazzo dell’Arengario in Milan, proceeds to draw a projection on the walls and on the floor, following the rules of the most straightforward perspective, and completing the optical illusion.
The action that the janitor of the place where the shooting takes place, Gino Trovieri, is to guard what is not there. Reality has been replaced by a surrogate, and the public only got to witness the inadequacy of its benchmarks. Auto Sacrifice is the third video of the artist and concludes a trilogy, in which the artist, constantly using advertising aesthetics, in collaboration with Duccio Fabbri (a professional director in video advertising), reflects on consumer objects, on their exhibition space as a place of attraction, and on the body and value identity and its nudity in contemporary society.
The enigma is moreover a salient aspect of these works, that choose to draw from advertising language in order to communicate messages containing existential issues.

Where ’s Love

2002

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Where’s Love, del 2002, è un’istallazione, videoproiezio-ne e performance che ritrae vicende private dell’artista nella città di Roma.
Le due vetrate d’ingresso dello spazio espositivo sono state debitamente oscurate. Varcata la soglia ci si accorge che tale occlusione è stata compiuta attraverso un impasto di spezie tipicamente mediterranee e romane, la cui essenza impregna l’ambiente al punto da farci accedere più profon-damente nell’intimità dell’artista, che solo può far corrispon-dere a tale dispersione di odori una sua memoria.
Senza accorgercene siamo finiti all’interno di un percor-so in cui i nostri passi sono ovattati. Il pavimento è stato ricoperto da vari strati di carta che attutiscono il rumore del nostro passaggio, ma che ci obbligano a depositare l’impronta, a lasciare una traccia.
All’incrocio di due pareti giganteggia la proiezione di una mano che ritmicamente scandisce il tempo, tamburellan-do nello spazio, con rumore tuonante, cinque visioni di Roma che sono dipinte microscopicamente a mano da Marco Papa sulle unghie. Scorci e angoli della città che rimandano a episodi simbolici della vita dell’artista e che comunicano la sedimentazione del loro ricordo. Proseguendo il percorso si comprende che la proiezione è una ripresa a circuito chiuso che nasce da una stanza appartata dove, nel buio totale, l’unico orientamento of-ferto al visitatore è costituito da alcuni rumori cadenzati e ritmati.
Nell’oscurità si avverte di essere in prossimità di una presenza concreta: una donna, si intuisce il suo profumo, ed è lei che tamburella con le unghie dipinte su un tavolo il cui suono e immagine è amplificato nella stanza preceden-te. Una telecamera a raggi infrarossi riprende l’ossessivo movimento.
Where’s love, 2002, is an installation, video projection and performance that portrays private events of the artist’s life in Rome.
The two entrance windows to the exhibition space are duly obscured. Crossing the threshold, we realize that this occlusion was made through a mixture of Mediterranean spices, whose essence impregnates the room to the extent where we can access more deeply the artist’s personal life; the scent corresponds to an episode from the artist’s memory, with its own particular emotional connotation. Without realizing it, we end up in a path where our footsteps are muffled. The floor has been covered by various layers of paper that dampen the noise of our steps, forcing us, though, to leave a footprint, a trace.
At the intersection of two walls, the projection of a hand towers over us, rhythmically beating time, tapping five views of Rome on the floor.
The fingernails are microscopically painted by Marco Papa with illustrations of characteristic corners of the city, referring to symbolic episodes of the artist’s life and communicating the sedimentation of their memory. Continuing the path, we realize that the projection is a closed circuit shot coming from a secluded room, where, in total darkness, the only guidance offered to the visitor are some cadenced and rhythmic noises.
The sensation is to be close to a concrete presence - probably female - and that noises, amplified in the previous room, come from her nails tapping.
An infrared camera films the obsessive motion.

Non Puoi Dimenticare

2005

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Non Puoi Dimenticare è un lavoro sulla memoria, realizzato nel 2005, costituito da quattro disegni ed una scultura.
Luoghi e persone emergono dai disegni incorniciati da legno di pino marittimo ancora fresco non privato della propria resina e corteccia.
Le macchie di grafite e olio per il corpo rappresentano le pezzature di un cane che ha vissuto per molti anni, fino al 2005, con l’artista e nascondono altre immagini: dei volti, rappresentazioni del lavoro e la pineta dell’infanzia dell’artista, percepibili cercando i riflessi della materia con cui i disegni sono realizzati.
Le macchie rappresentano esse stesse forme che rimandano ad un periodo definito della sua vita passata. La cornice, quando il pino si sarà completamente seccato, cambierà la propria forma e spaccherà il vetro che protegge i disegni. La scultura di una sella, la cui forma ricorda la pezza del manto sul dorso del cane, è scolpita in grafite ed è posta su una risma di carta e un cavalletto di pino marittimo. Può essere accarezzata dal pubblico il quale lascia la propria impronta e allo stesso tempo porta nel-la sua mano la traccia della grafite e dell’olio. Il risultato di questo biunivoco scambio di tracce è poi trasferito su appositi asciugamani di carta, che diventano a loro volta impronte dell’opera.
Non puoi dimenticare is a work about memory, realized in 2005, made up of four drawings and a sculpture. Places and people arise from the drawings, framed in live maritime pine wood, with still its bark on.
Graphite and body oil spots hide some of the images: some faces, the portrayal of his work and the pine-forest of the artist’s childhood, can only be perceived by an attentive gaze, looking for reflections of the matter with which the drawings are made.
The stains themselves are shapes that refer to a specific period in Papa’s past.
The frame, when the pine wood is finally dried out, will change its shape and break the glass protecting the drawings.
The piece includes a sculptured graphite saddle - the public is encouraged to caress - placed on a stack of paper and a maritime pine stand.
Caressing the work, each person will leave his fingerprints, taking away, at the same time, traces of graphite and oil. The result of this exchange, transferred to special paper towels, becomes, in its own rite, an act of art.

Dancing On the Verge

1999 al 2006

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Il tema principale di Dancing On The Verge, primo atto della trilogia, che corrisponde alla cantica dell’In-ferno di Dante, è quello del successo e del fallimento. Dal 1999 Marco Papa ha sviluppato una serie di ritratti disegni, fotografie, collage, sculture, installazioni e, in ultimo, la performance Black Gene – sulla figura dell’attore e ballerino Gene Anthony Ray, alias Leroy Johnson, protagonista del film “Fame” di Alan Parker e dell’omonima serie cult degli anni Ottanta.
Gene Anthony Ray, nella New York degli anni Settan-ta, povero, nero e senza istruzione, sapeva danzare come nessun altro, e Alan Parker lo scelse tra cinque-mila per affidargli la parte di uno dei protagonisti di “Fame”. Fu così che Gene diventò il ballerino prodigio Leroy Johnson eroe spavaldo di un film candidato a sei Oscar e di una serie televisiva di successo.
Nel tempo quel grande bacino televisivo si ridusse vistosamente e le cose cominciarono per lui a non andare per il verso giusto. Gene Leroy sprofondò nella droga, nell’alcool, negli affetti sbagliati; consumò la sua vita, vivendo come un clochard, fu colpito da sei ictus l’ultimo dei quali fatale. L’artista ha trasformato la figura drammatica di Gene/Leroy e la sua complessa vicenda esistenziale in un’icona trionfante del nostro tempo attraverso una serie di opere potenzialmente e concettualmente senza conclusione fin dal momento in cui ha iniziato a lavorare a questo progetto, prima di incontrare Gene Anthony Ray, nel periodo in cui ci ha collaborato e fino al momento della sua morte. Nell’opera Marketing Bill sono individuati i valori mancanti in Gene Anthony Ray, Marco Papa ha ideato una serie di ipotetici gadgets che richiamassero Pegno, Corag-gio, Energia, Stabilità e Cura. Con quest’opera l’artista ha contattato diversi brand che potessero sostenere concettualmente ed economicamente questo progetto. Nel 2006 viene realizzata l’opera performativa Black Gene che si è tenuta a Milano.
I partecipanti hanno dovuto tirare una stessa lunga fune che oltrepassava un enorme specchio, riflettente il loro sforzo, immagine della loro fatica nel sostenere negli anni trascorsi la romantica, generosa e incompresa visione di Marco Papa. L’azione enfatizzava l’impegno dell’artista nel tenere un gruppo di persone collegate ad un ideale ad esse non visibile, che in questo caso si compiva oltre la parete specchiante, agli occhi del pubblico, unico a vedere l’opera nella sua totalità. Il loro agire, il tenere per diverse ore tesa la fune, componeva in aria la scultura a gran-dezza naturale del ballerino, dal peso complessivo di 500 kg, costituita da 11 blocchi di granito nero interconnessi con un cavo passante al suo interno, realizzando un grand écart, passo di danza che diventa metafora dell’esistenza di Gene Anthony Ray. Il libro Dancing on the Verge, edito da Charta nel 2006, raccoglie installazioni, performance, video e disegni che narrano la struggente storia.
The main theme of Dancing On The Verge, the first act of the trilogy, which recalls Dante’s Inferno, is that of success and failure.
Since 1999 Marco Papa developed a series of portraits, drawings, photographs, collage, sculptures, installation and, lastly, Black Gene performance – centered on the actor and dancer Gene Anthony Ray, alias Leroy Johnson, protagonist both in the icon tv-series in the 80’s, Fame, and in the Alan Parker movie bearing the same name. Gene Anthony Ray was a young man like many others in New York during the 70’s, poor, black, uneducated. When five thousand struggling young performers auditioned for a leading role in a new feature film directed by Alan Parker, it was Gene Anthony Ray who got the part, because he could dance like no one else. That was how Gene became Leroy Johnson, rebel hero of Fame, the Oscar-nominated film and subsequent hit TV series. Things took a bad turn when the television ratings began to falter. He couldn’t handle it, and he turned to drugs, alcohol and promiscuity. Eventually desperate and destitute, his life ended prematurely due to complications from a stroke. Marco Papa transforms the dramatic and complex story of Gene/Leroy’s existential decline into a triumphant icon for our ailing times through a series of artworks, potentially and conceptually endless, of which Black Gene performance is the point of “no arrival”.
In the work Marketing Bill we find the missing values in Gene Anthony Ray’s life; Marco Papa created a series of hypothetical gadgets recalling Pawn, Courage, Energy, Stability and Care. For this work, the artist contacted several brands that could conceptually and economically support this project.
In 2006, Black Gene performance was held in Milan. All the participants had to pull a long rope which got past a huge mirror reflecting their effort, an image of the work they did in the past years, to support Marco Papa’s romantic, generous and misunderstood vision over the years. The action emphasized the artist’s commitment in keeping a group of people connected to an ideal not visible to them, which in this case is carried beyond the mirror wall. Their acting - holding tight the rope for several hours - formed, in the air, the life-size sculpture of the dancer, whose total weight was 500 kg, consisting of 11 blocks of black granite, interconnected with a cable passing within the sculpture, creating a ecartè en l’air, a dance move that became a metaphor of Gene Anthony Ray’s existence.
The book Dancing on the Verge, edited by Charta in 2006, collects installations, performances, videos, and drawings telling the heart breaking story.

Cerchio di Fuoco, Indagini sull’Eternità di Pino Pascali

2004

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Nel 2007 Papa presenta a Roma un progetto dedicato a Pino Pascali: Cerchio di Fuoco - Indagini sull’Eternità di Pino Pascali. Questo lavoro analizza con particolare intensità le dinamiche della scena artistica italiana, dalla nascita dell’Arte Povera ad oggi. Marco Papa ha sempre ritenuto Pino Pascali il migliore rappresentante della sce-na artistica romana e italiana degli anni ’60. La precoce e misteriosa scomparsa, l’incidente in moto, la vita e la carriera, hanno arricchito l’immaginario collettivo su Pino Pascali e le visioni artistiche di Marco Papa. Ad aumentare l’interesse di Papa verso Pascali è stato l’inutile tentativo di congiura del silenzio nei confronti del suo lavoro dopo la sua morte, dissolto dall’univoca importanza della sua opera. Il progetto è concepito dall’artista come un romanzo giallo, ma senza fine e senza verdetti, capace di insinuare e argomentare, in modo metaforico, sospetti sui crimini che si consumano all’interno di ogni parabola storica. Il progetto si compone di quattro fasi.
Le indagini: si tratta di un ciclo di interventi in grafite, disegni nero argentei, che ritraggono una moto ombra che si inserisce in modo veritiero sulle immagini documentative dell’arte italiana, dall’Arte Povera fino ad ora. Un’indagine che fa emergere l’evoluzione, nel corso del tempo, dei parametri di riconoscimento di ciò che viene ritenuto arte. L’omaggio: Marco Papa riproduce in ceralacca profumata di incenso e a grandezza naturale la stessa Moto Guz-zi V7 che possedeva Pascali: una perpetua scultura che si scioglie al calore di un cerchio di fuoco e si ricompone all’interno della sua base che, come uno scrigno, na-sconde gli appositi stampi in cui riprenderà la sua forma originaria. La scultura, estratta dallo stampo e ricomposta nella base, torna a vivere come una fenice.
La rinascita: l’artista lavora su un ulteriore sviluppo del progetto. Come fece Pascali, appassionato della meccanica e delle elaborazioni delle due ruote, customizzando la sua V7 e le altre moto da lui possedute precedente-mente, Marco Papa sta disegnando da tempo una nuova Moto Guzzi Cerchio di Fuoco il cui telaio e carrozzeria sono in fibra di carbonio. La moto apparterrà alla collezione Oggetti Dipinti.
L’esito: Il ciclo dei disegni dell’artista, parti di video documentative dell’opera di Pino Pascali, e scene di Roma degli anni ’60 saranno montate in un video che verrà proiettato dal faro della Moto Guzzi Cerchio di Fuoco.
In 2007 Papa presents in Rome a new project dedicated to Pino Pascali: Cerchio di Fuoco - Indagini sull’Eternità di Pino Pascali. The piece analyzes with particular intensity the dynamics of the Italian art scene, from the birth of Arte Povera until today. Marco Papa has always maintained that Pino Pascali was the most representative artist of the roman as well as the Italian art scene in the ’60s. Pascali’s premature and mysterious death, the fatal motorbike accident, his life and his career have enriched the collective imagination about him, as well as Marco Papa’s artistic vision. Papa’s interest in Pino Pascali increased after the useless attempt at a conspiracy of silence about the artist’s work after his death, which has since been dissolved by the univocal importance of his work. Marco Papa conceived the project as in a thriller novel, but with no end and no verdict, a tale able to insinuate and argue, in a metaphorical way, suspects about the crimes that are consumed, metaphorically, within every historical parable. The project consists of 4 phases.
Investigations: the first step is based on the realization of a series of graphite interventions black and silver drawings depicting the shadow of a motorcycle that fits in a truthful way into documentary images of Italian Art, from Arte Povera ’til today. An investigation that shows the evolution, over time, of the parameters of recognition of what is considered art. Tribute: Marco Papa reproduces in incense scented sealing wax the exact Moto Guzzi V7 motorbike owned by Pino Pascali. It’s a perpetual sculpture that melts to the heat of the circle of fire and recovers within its base which, like a casket, conceals the special molds in which the motorbike will resume its original form. The sculpture, extracted from the mould and re-assemled on the pedestal, returns to life like a phoenix.
Rebirth: the artist is working on a further development of the project. Being enthusiastic about mechanics and tuning of two wheelers, Pascali customized his Moto Guzzi V7 and other bikes he previously owned. Like Pascali, Marco Papa is designing a new Moto Guzzi Ring of Fire whose chassis and body are made of carbon fiber. The motorbike will belong to the Oggetti Dipinti collection. Outcome: the whole series of drawings, part of the documentary video on Pino Pascali’s work and some scenes filmed in Rome in the ’60s will be part of a video that will be projected from the headlight of the Moto Guzzi Ring of Fire.

Con Tutto il mio Io Obbediente

2008 - 2014

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Nel 2008 Marco Papa ritrae l’artista Enzo Cucchi nelle vesti di imperatore - marionetta nel contesto dell’opera Con tutto il mio Io Obbediente, riflessione sulla corrente artistica della Transavanguardia e sulla identità e gli obiettivi di un artista.
Marco Papa ha fatto cucire nelle Marche, da Giancarlo Baldoni, il sarto che riforniva sia Cucchi che gli altri protagonisti di quel movimento artistico, una giacca su misura, di seta e cachemire.
Fili color bronzo/oro fuoriescono dalla giacca come fossero il proseguimento della fodera in seta, dello stesso colore. Alle loro estremità sono fissati degli aghi che, infilzati alla parete e al soffitto, permettono alla giacca di rimanere sospesa ad altezza spalle di Enzo Cucchi.
La giacca va indossata come un mantello, nello stesso modo in cui si portava negli anni Ottanta.
Sulla parete di fronte, la scritta “Con Tutto il mio Io Obbediente”, leggibile dall’esterno della vetrina dello spazio. Questa frase era stata scritta da Enzo Cucchi dietro un quadro quando era adolescente, ed è parte di una dedica più lunga, una promessa fatta a se stesso nel proseguire il suo fare arte.
Il sarto della Transavanguardia aveva conservato gelosamente questa frase fino a quando Marco Papa non ha carpito il suo segreto.
In 2008 Marco Papa portrays the artist Enzo Cucchi in the guise of a puppetemperor in the context of the work Con Tutto il Mio Io Obbediente, which is a reflection about the artistic movement of the Trans-Avantgarde and on the identity and goals of an artist.
In the Marche region, the artist commissioned Giancarlo Baldoni, the tailor who used to supply both Cucchi and other artists of the movement, to custom make a silk and cashmere jacket.
Golden-bronze threads come out of the jacket, as an extension of its silk lining, of the same colour. At the threads’ ends there are needles that, stuck to the wall and to the ceiling, keep the jacket suspended at Enzo Cucchi’s shoulder height.
The jacket is worn like a cloak, as it was fashionable during the Eighties.
Marco Papa placed the writing Con tutto il mio Io Obbediente on the opposite wall. The writing was visible from the outside of the space in which it was installed. The sentence Marco Papa used to portray Enzo Cucchi, was written by Cucchi himself in the back of a painting when he was a teenager, as part of a promise he made to himself to carry on with his artwork.
The transavantgarde’s tailor had jealously kept this sentence to himself, until Marco Papa discovered his secret.

da Immagini Dipinte a Oggetti Dipinti

1996 ad oggi

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Interessato al potere evocativo delle immagini veicolate dai media, Marco Papa se ne appropria creando la sua realtà con il ciclo di disegni Immagini Dipinte, interventi in grafite su pagine strappate da cataloghi e riviste d’arte, design e moda, realizzati a partire dal 1996 ad oggi. Riformulate tridimensionalmente a partire dal 2006, le Immagini Dipinte diventano forme in carbonio–grafite nella serie scultorea d’ingegno chiamata Oggetti Dipinti.
In questa serie scultorea la matrice è l’uomo e le sue dimensioni, l’artista utilizza le tecniche classiche della scultura per la lavorazione dei modelli e la tecnologia industriale per la produzione delle opere.
Marco Papa is interested in the evocative power of images conveyed by the media. He adapts them and create his own reality in the series Immagini Dipinte (Painted Images), intervening with graphite on pages torn from art, design and fashion catalogues and magazines, printed since 1996. They are reformulated three-dimensionally as an organic core of carbon fiber-graphite forms in the sculptural series of ingenuity called Oggetti Dipinti (Painted Objects). The matrix of this series of works is man and his dimension. The artist uses classic sculpture techniques for the modeling, and industrial state-of-the-art technology for the production of the works.

Fighting On the Verge

2013

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Fighting On The Verge indaga il rapporto fra la sensibilità e la ferocia, due forze uguali e contrarie insite nella natura umana che decretano l’ascesa o la caduta della condizione esistenziale dell’uomo nel rapporto con l’altro e con se stesso. Dal 2013 un complesso insieme di opere strutturato attorno ad un nucleo di imponenti sculture in bronzo – rappresenta e consolida l’iconografia associata al campione di boxe Mike Tyson. Considerato uno dei migliori pesi massimi nella storia del pugilato, è stato tra gli atleti più riconosciuti e remunerati degli anni Ottanta e Novanta.
La figura del pugile è per Marco Papa il massimo em-blema dell’uomo lottatore, in continua guerra con energie interne ed esterne, minacciato dalle intime debolezze e sostenuto da un’elettiva e implacabile forza nell’intento di superare i limiti della propria condizione esistenziale, verso una nuova consapevolezza di sé e un’elevazione spirituale. L’Opera/Seduta Il Sommo Lottatore, trasforma la figura de Il Pensatore di Rodin, ritratto di Dante per cui lo scultore utilizzò come modello un pugile/lottatore, in quella di Mike Tyson. È modellata sulle misure specifiche del suo corpo e appartiene alla collezione degli Oggetti Dipinti ad Personam, realizzata come un vero e proprio capo sartoriale. Le opere di Fighting On The Verge confluiranno nella performance La Divina Odissea di Mike Tyson, il Paradiso dopo il Purgatorio, una reale sfida spirituale. Nello scontro fra la sensibilità e la ferocia, l’istinto di sot-tomissione e l’aggressività, l’artista sceglie come figure allegoriche i due “animali guida” di Tyson, la Tigre e i Roller Pigeons.
L’amore per i suoi piccioni, che alleva da quando era bam-bino, sembra sia stato proprio il motivo del primo pugno sferrato da Tyson.
I Roller Pigeons viaggiatori (o messaggeri) sono i più particolari e preziosi tra i tanti piccioni che alleva nella sua tenuta: volano più in alto di tutti gli altri per poi capitombolare nel vuoto. Sono capaci di salti indietro molto rapidi e su una distanza considerevole senza toccare la coda con la parte posteriore della testa, mantenendo equilibrate e concentriche le loro evoluzioni acrobatiche. Il piccione o colomba è l’animale universalmente riconosciuto come figura messaggera, simbolo di innocenza, purezza e pace. Marco Papa amplifica l’immaginario della virtù alata del messaggero, inviando, tramite sculture in bronzo raffigu-ranti Rollers o Capitombolanti Piccioni, dei messaggi a tutti i possibili compagni della Gang – Fighting On The Verge, fedeli a quei valori etici ed estetici che la sua Scultura So-ciale intende recuperare dal passato, avviando un nuovo percorso artistico collettivo.
La tigre, altro animale che Tyson allevava nelle sue differenti tenute nel momento di massimo successo professionale, rappresenta la sua aggressività esteriore. Animale orientale, entra nell’immaginario storico e artistico europeo con Carlo Magno per diventare un simbolo universale di potere, di forza e di successo, ma allo stesso tempo, di distruzione, di sfrenato istinto.
Questi due animali rappresentano attitudini opposte, inconciliabili, che si manifestano in Fighting On The Verge come entità contrastanti, due verità che pretendono di essere in egual modo uniche: nella scultura Un amore Impossibile, la lotta per la sopravvivenza è fermata nell’istante del suo culmine, rimandando ogni soluzione possibile.
E, come ha dimostrato nei secoli il grande esempio del gruppo scultoreo del Laocoonte, in quell’istante è racchiusa tutta la tensione che investe l’esistenza. L’esito artistico dello scontro sarà necessariamente un ibrido fra le due forme, in cui entrambe le specie vivranno, annullandosi e tramutandosi in un unico essere: il Piccione Ti-grato, un nuovo animale investito di rinnovati valori etici ed estetici.
Fighting On The Verge explores the relationship between sensibility and ferocity, two equal and opposite forces, that are inherent in the human nature, and that decree a rise or a fall of a man’s existential condition, in relation to others or to himself. Since 2013, a complex group of works – structured around a core of mighty bronze sculptures – has represented and consolidated the iconography related to the boxing champion Mike Tyson. Being considered one of the best heavyweights in the boxing history, he has been one of the most accredited and remunerated athletes in the ’80s and ’90s.
According to Marco Papa, the boxer’s image is the greatest emblem of the fighting man, in a constant war with interior and exterior energies, threatened by personal weakness, and supported by an elective and relentless force, trying to overcome the limits of his own existential condition, aiming to a new self-consciousness and to a spiritual elevation. The Creation/Seat The Sommo Lottatore transforms the figure of The Thinker by Rodin, that portrays Dante, for which the body of a boxer/fighter has been used as a model, in the figure of Mike Tyson; the seat, mould on his body’s specific measures, belongs to the collection of Painted Objects ad Personam, and it is created as a real tailor-made suit. The works of Fighting On The Verge will converge in the performance Mike Tyson’s Divine Odyssey, the Heaven after the Purgatory.
In the clash between sensibility and ferocity, instinct of submission and aggression, the artist chooses as allegorical figures the two “guiding animals” of Tyson, the Tiger and the Roller Pigeons.
The love for his pigeons, which he has been raising since he was a child, seems to have been the reason for the first punch thrown by Tyson.
The Roller Pigeons travelers (or messengers) are the most special and precious among the many pigeons that he breeds in his ranch: they fly higher than everyone else then fall somersaulting into the void.
They are able to retreat back very quickly, and at a considerable distance without touching the tail with the back of the head while maintaining their acrobatic evolution in a balanced and concentric manner.
The pigeon or dove is universally recognized as a messenger figure, a symbol of innocence, purity and peace. Marco Papa amplifies the imaginary of the winged virtue of the messenger by sending, through bronze sculptures depicting Roller Pigeons, messages to all possible Gang - Fighting On The Verge companions, faithful to those ethical and aesthetic values that his Social Sculpture intends to recover from the past, starting a new collective artistic journey.
The tiger, another animal that Tyson raised in its various estates at the apex of his professional success, represents his external aggressiveness. The tiger, an oriental animal, enters the European historical and artistic imagination with Charlemagne, becoming a universal symbol of power, strength and success, but, at the same time, of destruction and wild instinct.
These two animals represent opposite, irreconcilable attitudes that manifest themselves in Fighting On The Verge as contrasting entities, two truths that claim to be equally unique: with the sculpture Un amore Impossibile, the struggle for survival is stopped at the moment of its peak, postponing every possible solution. And, as the great example of the sculptural group of Laocoonte has shown over the centuries, the entire tension that permeates existence is enclosed in that instant. The artistic outcome of the clash will necessarily be a hybrid between the two forms, in which both species will live, becoming nothing and transforming into one being: the Tigerskin Pigeon, a new animal invested in renewed ethical and aesthetic values.

Trilogy On The Verge

1999 ad oggi

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Trilogy On The Verge è un progetto di Marco Papa con-diviso da un crescente numero di persone, un’epica avventura che richiama l’Odissea di Omero e la Divina Commedia di Dante Alighieri per i contenuti, la grandezza e le imprese affrontate per realizzarlo.
Attraverso una serie di opere – la cui molteplicità racchiude in realtà un saldo principio di unità – l’artista ritrae l’essere umano in tensione nel viaggio verso la scoperta di se stesso, e ne testimonia il passaggio fra gli stati della conoscenza con l’utilizzo di differenti media, quali disegno, scultura, video, installazione, performance.
La trilogia si divide in tre atti – Dancing On The Verge, Fighting On The Verge e Loving On The Verge – ognuno dei quali ha come protagonista un personaggio pubblico divenuto nell’arco del tempo un’icona della civiltà occidentale contemporanea. L’Odisseico Inferno, l’Odisseico Purgatorio e l’Odisseico Paradiso sono at-traversati ognuno da un’icona della civiltà occidentale contemporanea, rispettivamente da Gene Anthony Ray (alias Leroy Johnson), Mike Tyson (alias Iron Mike) e una personalità ancora non svelata, che per la loro straordinaria capacità si sono eccezionalmente contraddistinti, diventando icone mondiali.
Apparentemente distanti fra loro, i loro percorsi esistenzia-li sono stati poi segnati da un allontanamento dal succes-so e dalla fama e dall’abbandono della posizione profes-sionale e sociale raggiunta, per la riconquista del proprio spazio vitale. Una netta frattura che si pone come momen-to necessario per un’elevazione spirituale, oltre che per una trasformazione sostanziale delle loro vite.
La centralità della dimensione umana ed esistenziale e la partecipazione diretta del personaggio scelto nel processo creativo implicano, infatti che il contatto e l’interazione fra l’artista e il suo modello siano elementi determinanti per la creazione stessa dell’opera d’arte. La narrazione sincopata degli avvenimenti interiori e spirituali del soggetto ritratto, risponde ai meccanismi di fascinazione e mercificazione della rappresentazione mass-mediatica e li sovverte, operando, nella messa in scena del fuori scena, una mistificazione della realtà riprodotta. Il paradosso, presente fin nella stessa materia dei lavori di Marco Papa, provoca un cortocircuito nel sistema creativo circolare e avvia un metadiscorso dell’opera su se stessa.
Per l’artista il modello è la materia primaria dell’opera e ne plasma l’immagine come matrice di una serie potenzialmente infinita di altre opere, restituendo così all’“identità narrativa” raffigurata il ruolo di artefice della propria vita.
Trilogy On The Verge is an art project by Marco Papa, shared by an increasing number of people, an epic adventure which recalls the Odyssey by Homer and the Divine Comedy by Dante Alighieri because of its contents, its greatness and because of the challenges attempted in order to realize it.
With a series of artworks – the multiplicity of which includes actually a steady unity standard – Marco Papa portrays the human being on the journey to discover himself, and testifies its transition, through states of consciousness, using different media, such as drawing, sculpture, video, installation, performance.
Marco Papa’s trilogy is divided into three acts – Dancing On The Verge, Fighting On The Verge and Loving On The Verge – each of which has, as a protagonist, a celebrity who has become an icon of contemporary Western society. The Odyssean Hell, the Odyssean Purgatory and the Odyssean Heaven are crossed respectively by Gene Anthony Ray (alias Leroy Johnson), Mike Tyson (alias Iron Mike), and a not yet revealed character, who exceptionally stand out for their extraordinary capacity, becoming world-class icons.
Apparently far from each other, their existential pathways have been characterized by a deviation from success and fame, and by an abandonment of their reached professional and social position for the reconquest of their living space. A clear fracture that occurs as a necessary time for a spiritual elevation, as well as for a substantial transformation of their lives.
The central role of the human, existential dimension, and the direct involvement of the character chosen in the creative process, mean, in fact, that the contact and the interaction between the artist and his model are decisive elements for the very creation of the art-work. A syncopated narrative of the portrayed subject’s inner and spiritual events, responds to the fascination and commercialization mechanisms of a mass-media performance, and it overturns them, mystifying a reproduced reality, in the staging of the offstage. Paradox, being fully in the matter of Marco Papa’s works, causes a short circuit in the circular creative system, starting a meta-conversation of the work upon itself.
For the artist, the model is the primary matter of the work and he shapes the subject’s image as a matrix of a potentially infinite number of other works, thus giving back the role of architect of one’s own life to the represented “narrative identity”.